Introduzione
Pensando ad esempio ad un parcheggio meccanizzato a scomparsa capiamo da subito che esso può ottimizzare considerevolmente lo spazio a disposizione per la sosta delle automobili. Si tratta di una soluzione dalla comodità impareggiabile, specialmente per progetti collocati in centri storici, cortili e/o condomini.
Svecom Parking Solutions ti propone soluzioni solide e sicure per ampliare le tue possibilità di parcheggio meccanizzato e riorganizzare efficacemente lo spazio che hai a disposizione per parcheggiare.
Come scegliere il parcheggio meccanizzato migliore per te e per il tuo progetto
- Tipologia dei locali: le dimensioni e le caratteristiche di una autorimessa privata sono differenti rispetto alle peculiarità di una grande area di parcheggio aziendale.
- Numero di posti auto: un singolo nucleo familiare difficilmente dovrà parcheggiare più di due auto. Un condominio o una bifamiliare avrà invece necessità di poter contare su più posti auto.
- Numero di piani: un roto sollevatore si presta bene a parcheggi disposti su più piani, mentre un raddoppiatore meccanizzato senza fossa si eleva soltanto di pochi metri.
Parcheggio meccanizzato e sue tipologie
Non tutti sono a conoscenza dell’esistenza di svariate tipologie di parcheggio meccanizzato. Se sei alla ricerca della migliore soluzione per la sosta dei veicoli all’interno di uno spazio ridotto e vorresti massimizzare la densità di stalli nel tuo progetto, sarai contento di sapere che hai numerose possibilità a tua disposizione.
Vediamo quali sono le diverse tipologie di parcheggio meccanizzato che Svecom può proporti, al fine di agevolare le operazioni di sosta veicolare e aumentare la sicurezza di automobili, conducenti e frequentatori dell’area.
Parcheggio meccanizzato o parcheggio automatico?
Iniziamo da una precisazione lessicale: i termini parcheggio automatico e meccanizzato non sono perfetti sinonimi. L’aggettivo automatico evidenzia come la manovra di sosta sia completata senza alcuna necessità, da parte del conducente, di restare a bordo. La movimentazione del veicolo viene delegata a un sistema elettromeccanico, gestito da logiche di controllo, il quale sposta, in completa autonomia, la vettura dell’utente. Un parcheggio meccanizzato, invece, è un sistema in cui la movimentazione del veicolo avviene tramite dispositivi meccanici quali, piattaforme, elevatori, montauto, traslanti, rotanti, raddoppiatori, sistemi a fossa o senza fossa, ma l’utente mantiene un ruolo attivo.
Poiché i parcheggi automatici si affidano a soluzioni meccanizzate per allocare le vetture, è consuetudine utilizzare entrambe le forme per riferirsi a un sistema di parcheggio che, in autonomia, collochi l’auto parcheggiata in un posteggio specifico e predeterminato tramite la messa in funzione di organi meccanici, piattaforme, elevatori o sistemi di movimentazione dedicati. Esistono però anche parcheggi semi-automatici, dove il guidatore è parzialmente coinvolto nella manovra, sebbene essa resti altamente automatizzata.
In queste strutture, infatti, è il conducente a raggiungere l’area di posteggio delle autovetture e a parcheggiare sulla piattaforma meccanizzata libera a lui assegnata, che generalmente è sempre la stessa. Tutti i movimenti successivi fatti dall’impianto, sia in inserimento sia in estrazione, sono automatici. La movimentazione si attiva attraverso un codice personale o badge di riconoscimento. L’auto viene allocata e rimossa dal garage senza dover fare manovre complicate, ma limitandosi a portarla fino alla piattaforma di parcheggio.
A ognuno la sua soluzione
Le possibili soluzioni di parcheggio meccanizzato sono svariate. Si differenziano dai progetti di parcheggi tradizionali per il fatto che sfruttano in modo più efficiente lo spazio disponibile, in altezza, in pianta o attraverso una combinazione di movimenti, aumentando il numero di posti auto ricavabili. In aggiunta, garantiscono una sicurezza maggiore al veicolo durante le operazioni di parcheggio, grazie ad accorgimenti come barriere di centraggio, sensori elettronici di rilevamento e fermi meccanici per le ruote.
Il roto elevatore
Il parcheggio automatico noto come roto elevatore o roto sollevatore, viene spesso ripreso nei film ambientati in Oriente, per esempio nelle grandi città cinesi o giapponesi. A queste latitudini, in molte strade non è consentito parcheggiare automobili ed è dunque necessario trovare soluzioni di posteggio alternative agli stalli orizzontali all’aperto. Per tal motivo, si opta spesso per la progettazione di ampi parcheggi meccanizzati.
Il funzionamento di questo sistema è simile a quello degli ascensori per esseri umani. Il cuore pulsante del sistema è costituito da un sollevatore centrale. Si tratta di un vero e proprio ascensore per automobili, che raggiunge tutti i piani del parcheggio meccanizzato. Arrivato alla giusta altezza, trasla il veicolo nelle celle adiacenti, grazie all’azione di appositi gruppi di spostamento elettrici, che fanno scorrere la piattaforma o il supporto su cui è stata parcheggiata l’auto e la sistemano nel cubicolo a lei riservato.
Le celle di stallo sono generalmente collocate a destra e a sinistra del sollevatore, ma talvolta sono disposte davanti o dietro esso.
Il trasloelevatore unisce concettualmente carrello di piano ed elevatore. È particolarmente adatto a parcheggi meccanizzati di grandi dimensioni, da 50 auto a salire, perché in simili progetti possono essere inseriti svariati trasloelevatori, al fine di gestire più richieste allo stesso tempo.
Il trasloelevatore movimenta carrellini o pianali che ricordano dei grandi vassoi. Queste piattaforme meccanizzate possono raggiungere buone velocità, in traslazione e in sollevamento, fino a un massimo di 1 metro al secondo. Il trasloelevatore presenta una o due colonne di sostegno, più o meno imponenti, che fungono anche da guida verticale per il pianale dove viene alloggiata l’auto. Alla base delle colonne vi sono ruote in acciaio. Queste permettono lo scorrimento lungo rotaie di guida meccanizzate.
L’ascensore per veicoli: il montauto
Il montauto si definisce anche come montacarichi per auto o elevatore per veicoli. È una soluzione di parcheggio meccanizzato progettata per spostare le vetture in condomini, garage, autosaloni, case, villette o dovunque occorra farlo. Non ha bisogno di un ampio spazio come quello richiesto dall’operatività di un roto sollevatore, infatti talvolta viene preferito alle rampe per auto.
La portata di sollevamento di un montauto si attesta attorno ai 2.500 chili. Il meccanismo di elevazione è generalmente idraulico e il sistema computerizzato si incarica di movimentare l’auto da un piano all’altro e questo può essere fatto in due modi:
– rimanendo a bordo, con finestrino abbassato si comanda la salita o la discesa su una pulsantiera a colonna;
– senza uomo a bordo l’utente posiziona l’auto sul montauto ed abbandona auto e montauto comandando la salita e discesa tramite pulsantiera esterna.
Esistono diversi tipi di montauto: i più diffusi sono il pantografo, a due colonne ed a quattro colonne.
Il montauto a colonna e quello a pantografo
Dove lo spazio in altezza non manca, si opta tendenzialmente per un montauto a colonna, robusto e capace di salire a elevazioni considerevoli. È la soluzione di parcheggio meccanizzato privilegiata per progetti di garage multipiano, ampi centri commerciali oppure plessi professionali dotati di un’ampia area adibita a posteggio.
Per realtà residenziali o progetti commerciali dallo spazio vincolato, si predilige invece la soluzione a pantografo, strutturalmente semplicissima e che richiede opere murarie davvero minime, non presentando ancoraggi a parete. Si presta molto bene a piccoli condomini, officine meccaniche o autorimesse private. Non a caso, è la soluzione meccanizzata scelta nelle autofficine, anche con scarsa metratura, per innalzare il veicolo sul quale occorra intervenire. È facilmente riconoscibile perché, una volta alzata la piattaforma, è possibile notare la X disegnata dai sostegni metallici che la sorreggono.
Per capirci, il montauto a colonna può essere anche visto come un doppiatore auto perché consente anche di impilare più di due vetture, se vi è sufficiente spazio verticale mentre quello a pantografo è una vista piuttosto comune nelle officine meccaniche o presso i gommisti. Quando si solleva un’auto fino a porre la ruota ad altezza operatore, lo si fa tipicamente tramite un sollevatore a pantografo.
Il raddoppiatore per box auto
Un raddoppiatore, chiamato anche doppiatore o sdoppiatore, è una tipologia di parcheggio meccanizzato che, come suggerisce il nome stesso, raddoppia lo spazio a disposizione per la sosta, poiché innalza una vettura sopra l’altra, collocando due veicoli dove, altrimenti, ce ne starebbe soltanto uno.
Diversamente dalle altre tipologie di parcheggio automatico, uno sdoppiatore può essere collocato anche all’aperto, poiché non richiede opere murarie né progetti di scavo e non presenta componenti elettriche o elettroniche a vista, che potrebbero essere danneggiate da pioggia o intemperie.
Lo sdoppiatore concede un solo livello di manovra, dal momento che l’auto sospesa è bloccata e non può naturalmente muoversi. Similmente, consente una rimozione soltanto dipendente delle vetture. L’auto posteggiata al secondo livello deve necessariamente attendere che quella sottostante sia uscita dallo stallo meccanizzato, prima di poter essere riportata a terra.
Il raddoppiatore con fossa
Diversamente dal raddoppiatore senza fossa appena descritto, quello con fossa consente la manovra indipendente, perché è dotato di una cavità (la fossa, appunto) sottostante nella quale si può posizionare l’auto collocata più in basso, in maniera tale da fare uscire quella parcheggiata più in alto, sfruttando la praticità della meccanizzazione.
Che cos’è il cantilever?
La parola cantilever è inglese e descrive un tipo di trave a sbalzo dotata di supporto soltanto su una delle due estremità. Applicato al parcheggio meccanizzato delle vetture, questo termine indica un raddoppiatore che offre sostegno soltanto su uno dei due lati corti del pianale rettangolare sopra il quale si parcheggia l’automobile. La differenza con un doppiatore che non abbia questa particolarità è che il cantilever ha bisogno di ancor meno spazio per poter essere installato. È infatti sufficiente posizionare una colonna di supporto e una piattaforma movibile per raddoppiare le possibilità di alloggio.
Il cantilever comunemente appartiene al sottoinsieme dei raddoppiatori con fossa anche se in base ai casi è possibile anche realizzarne in versione priva di fosse ma si contraddistingue per il suo sollevamento a sbalzo, su un unico lato invece che su due o addirittura quattro, com’è il caso per raddoppiatori o montauto. Questa peculiarità costruttiva non spaventi: il cantilever è un doppiatore assolutamente solido. In ambito edile e industriale si sfrutta la praticità della scaffalatura cantilever per riporre materiali pesanti anche diverse tonnellate.
Le piattaforme triassiali
Le piattaforme triassiali sono i parcheggi automatici con il migliore rapporto tra spazio e posti auto. Il sistema è ideale per parcheggi medi, fino a circa 30 auto. Il nome deriva dal fatto che si sfruttano tre assi di movimento, caratteristica che rende la soluzione adattabile a ogni possibile forma dell’area di parcheggio.
L’area di sosta si suddivide in una combinazione di piazzole meccanizzate che possono effettuare la traslazione delle vetture lungo uno o due assi, a seconda della conformazione dell’area. Sopra le varie piazzole disponiamo i vassoi che accolgono l’auto, il cui numero sarà sempre inferiore a quello degli stalli, in maniera tale da poterli muovere liberamente. Questa esigenza, naturalmente, è legata al fatto che dobbiamo poter portare l’auto desiderata nel vano di ricevimento, quando il suo conducente vuole andarsene. Lo spostamento tra un piano e l’altro è effettuato da un elevatore; quello in linea da piattaforme.
Le piattaforme traslanti
Le piattaforme traslanti, o piattaforme rotanti, a seconda del moto che seguono, non sfruttano la verticalità. Fino a questo punto ci siamo occupati di elevatori, accennando alla traslazione soltanto nel paragrafo dedicato al roto sollevatore, quando abbiamo sottolineato la presenza di pianali traslanti al livello di destinazione, necessari per spostare le auto lungo assi specifici e condurle al loro cubicolo. La meccanizzazione, però, è facilmente applicabile anche al movimento orizzontale.
Una piattaforma traslante si può utilizzare in casa: appena rientrato in garage, posiziona la vettura su di essa e poi allontanati, raggiungendo la centralina di controllo. Una volta qui, attiva il comando del pianale meccanizzato e osservalo mentre sposta il veicolo in un angolo cieco, dietro una colonna insidiosa o oltre una barriera architettonica interna al parcheggio.
Se la ralla sotto il pianale, da cui dipende il suo movimento, è rotante, invece che traslante, anche la piattaforma si muoverà in questo modo. L’utilità di una piattaforma rotante resta la stessa: delegando a un sistema meccanizzato la movimentazione interna all’autorimessa avrai modo di evitare ogni possibile ostacolo presente all’interno dello spazio e non dovrai portare avanti manovre azzardate che rischiano di rovinare la carrozzeria della tua auto.

